Vi presento il Visual Marketing

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Vi presento il Visual Marketing…

Image is everything…”,“L’immagine e’ tutto…” ammiccava Andre Agassi dallo spot pubblicitario della Canon, del 1990, uno dei più grandi successi della campagna pubblicitaria di quegli anni.

Oggi più di ieri l’immagine è l’adesso, è l’immediato, convince meglio di un semplice testo, le masse, che al reale preferiscono il bello.
Per una strategia aziendale catturare l’attenzione in un istante con un’immagine, un video, si rivela vincente soprattutto considerando i consumatori moderni, viaggiatori del web, che scelgono, decidono, acquistano in pochi secondi, in un click. Qui nasce il concetto di visual marketing.

I contenuti visivi diventano di vitale importanza così da rendere un’idea fruibile rapidamente, semplice da comprendere e molto più attraente, il che non guasta mai.

Infografiche, presentazioni interattive, video, mappe mentali, disegni a mano libera in forma digitale, schede tecniche emozionali, qualsiasi idea visual insomma, può essere vincente e decisiva se porta con sé le seguenti caratteristiche: l’attrazione, deve colpire l’attenzione; lo stile, deve essere riconoscibile, definito, e la condivisione, per facilitarne l’effetto virale sul web.

Il Visual Marketing in due righe…

La scienza ha scoperto che il 75% dei neuroni sensoriali del nostro cervello elabora informazioni visive fin dai primi giorni di vita. Tuttavia se alla nascita l’olfatto è il primo senso a risvegliarsi per identificare e riconoscere l’odore della madre, nostra prima fonte di cibo, la vista è il secondo.

Il nuovo essere umano che si affaccia al mondo impara a interagire con l’ambiente esterno attraverso gli occhi. E proprio gli occhi sono i primi ad essere riconosciuti, seguiti poi dalla bocca e infine, dal viso. Quando cresciamo però, sono i volti ad attrarci maggiormente con le loro “storie visive”, piccoli universi tutti differenti.

Negli anni ’60 Susan Sontag, in Notes on “Camp”, evidenziava che un oggetto non è interessante di per sé, ma nella sua rappresentazione, essendo il risultato di una serie di riflessioni che vanno a toccare la storia dell’oggetto, la sua simbologia, la sua manifestazione e realizzazione negli occhi di chi guarda.

Perciò si può dire che il visual marketing studia e analizza criticamente la capacità di un oggetto di essere “protagonista” della comunicazione visiva. La fusione fra il prodotto e la sua immagine raggiunge il pubblico influenzandone e determinandone le scelte in un meccanismo comunicativo di persuasione.

Nella sua evoluzione storica il visual marketing ha messo in luce un mascheramento dell’oggetto che si allontana dalla sua essenza di prodotto per diventare il protagonista di una “messa in scena”, trasformandosi in altro da sé, nell’istante in cui entra nel sistema mercato.
L’oggetto diventa non solo protagonista della comunicazione visiva, con una propria immagine che ne identifica l’identità, ma diviene anche attore all’interno di una strategia aziendale.

Dal settore della moda al design, da quello del turismo alla ristorazione, dalla meccanica di precisione, al packaging industriale, all’automazione, il visual marketing è sempre più determinante poiché rappresenta un punto di contatto interdisciplinare tra economia (il valore dell’oggetto dato dal cliente), leggi della percezione visiva (come è percepito l’oggetto) e psicologia cognitiva (il desiderio dell’oggetto).

Oggi è elemento fondamentale del marketing moderno, non può farne a meno.

Visual Marketing, una strategia vincente!

Se un contenuto non può essere separato dalla propria espressione estetica, l’immagine, risulta fondamentale per un’azienda rilevare quali sono le tendenze del momento, quelle più capaci di dialogare con i rispettivi target e la loro sensibilità visiva.
Per una strategia vincente è importante scegliere le immagini giuste, selezionare ed editare video digitali che rappresentino l’essenza del brand con enfasi, suggestione ed emozione e pubblicarli sui social networks non per forza esasperandoli a tal punto da farli divenire virali (“la viralità” oggi è un estremismo coi suoi pro e contro e va usata con molta parsimonia).

Nel concreto, l’azienda in quanto organizzazione complessa, mira a essere “scelta” dall’utente fra una moltitudine di brand differenti, a prescindere dal tipo ti business in cui è coinvolta b2b o b2c.

E’ un dato di fatto che un testo arricchito da video (il format), immagini o da infografiche (il visual nel suo complesso) ottiene mediamente molte più visualizzazioni rispetto al mero contenuto testuale, sino ad un 800% in più. Ciò rappresenta una svolta per il mondo del marketing poiché obbliga i marketers a creare nuovi format con particolare cura dell’aspetto “visual“.

Ma per creare video efficaci che raccontino l’azienda e ne documentino il lavoro quotidiano è necessario porsi come obiettivo principale quello di riuscire a veicolare in maniera precisa l’identità del brand tramite l’occhio esperto di un regista di scena.

Un case history…

L’ esempio dato da Preven Meccanica, chiarisce come sia importante la comunicazione visiva anche nel settore delle materie plastiche (blow moulding industry).

Preven Meccanica si presenta al mondo intero, ai potenziali clienti, con un video aziendale che nella sua sintesi di poco più di due minuti, mostra il suo team, fa capire di cosa si occupa, come lavora, le tecnologie che impiega: un attento lavoro di regia unito ad un sapiente lavoro di video editing professionale rendono fruibili, per tutti, non solo per chi è un tecnico, processi produttivi che di fatto risultano molto complessi, certamente di più rispetto ad un puro contenuto testuale.

Questa brevità temporale è studiata per non annoiare il pubblico, trattandosi di roba tecnica…

Un video progettato per attirare l’attenzione, subito, emozionare, grazie ad un montaggio estremamente fluido, dinamico, riprese macro intervallate a panoramiche effettuate anche con ausilio di drone, il tutto accompagnato da una colonna sonora coinvolgente, per rimanere impresso nella mente dello spettatore sin dai primi secondi.

Il format scelto, certamente non banale, luminoso in tutto il suo insieme, estremamente moderno, la scelta della color, vivace, dona al brand Preven ed al suo canale YouTube vigore, enfasi.

Ma la dimensione “visual” di Preven non è solo data dalla componente video: completano l’insieme, il nuovo sito internet, i biglietti da visita, l’allestimento fieristico, le brochures aziendali.

In merito alle brochures aziendali sono state progettate 2 tipologie differenti: un company profile, ed una versione dedicata alle due differenti linee di prodotto.

Abbiamo curato molto l’aspetto grafico conferendo a tutto l’insieme una grafica originale pur restando all’interno di un canonico schema A4.

Questo case history ha prodotto un’attività di visual marketing d’impatto, con la creazione di un video personalizzato e suoi annessi, creato su misura, per un settore atipico come quello del blow moulding in cui Preven opera da oltre 50 anni.

Conclusioni…

Uno dei libri di marketing più interessanti e stimolanti degli ultimi dieci anni, “Differente. Il conformismo regna, ma l’eccezione domina”, scritto da Youngme Moon, docente e ricercatrice ad Harvard, delinea una nuova prospettiva, un nuovo approccio al mondo del business.

Come differenziarsi ed essere unici nello scenario iper competitivo attuale che caratterizza ogni mercato e ogni settore?

Occorre uscire dai meccanismi di estrema competizione perché non più vincenti.
La parola competizione deriva dal latino CUM PETERE che significa cercare insieme, scegliere di correre nella stessa gara. Purtroppo però nell’economia dell’abbondanza di oggi ce n’è davvero troppa. L’alternativa ragionevole è quella di decidere di non competere. Di fare qualcosa di diverso, di essere diversi.
In un’epoca in cui il consumo si è fatto più attento, meditato e consapevole, chi urla di più e fa più rumore difficilmente viene percepito come migliore di altri.
L’autrice perciò propone il capovolgimento come strategia di reale differenziazione.
I brand capovolti si spogliano di ogni informazione e si distinguono per eliminare ciò che i clienti sono abituati ad attendersi da un lato, dall’altro aggiungono nella loro proposizione di valore qualche elemento nuovo, innovativo, imprevisto, stravagante. Lo scopo è offrire qualcosa che nessuno si aspetta.

Google è un classico esempio di brand capovolto.

La sua pagina principale consiste in un unico elemento, offrire una homepage il più pulita possibile che non ricava alcun segnale visibile del fatto che Google proponga news, curiosità, previsioni meteo, quotazioni di borsa, shopping, oroscopo; non ci sono né immagini, né elementi accattivanti, né il solito caos visivo.

Un brand capovolto è un brand ossimorico che accosta concetti fra loro contrari, toglie ciò che siamo abituati ad aspettarci, sorprendendoci con elementi inattesi.
Di solito nel business bisogna fare di più per essere i migliori, e se si provasse invece, a fare meno per esserlo?

A patto però, che si riesca a dare di più in termini di valore per il cliente.
Un marketing consapevole crea business in empatia con quella vibrazione e quel senso in più tanto cercati dal consumatore/utente.

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