The Dark Side of Social Media

The Dark Side of Social Media
by

Parafrasando un famosissimo lp del Pink Floyd, atto quasi sacrilego, osservando la comunicazione digitale che c’è li fuori, da spettatore, verrebbe da pensare che tutto questo è si: “The Dark Side of Social Media…

L’era Social Media, nuovo medio evo della comunicazione digitale.

Epoche distanti temporalmente ma ahimè così drammaticamente simili: la prima, contraria ed ostile a qualsiasi forma di comunicazione non convenzionale, la seconda il suo esatto contrario. Due estremi che si ritrovano a distanza di secoli e si fondono in un marasma comunicativo globale per giungere ad un nulla di fatto. Censura e repressione da una parte, permissivismo e idiozia dall’altro che polarizzati diventano la stessa identica cosa.

Il non poter comunicare è come il comunicare a vanvera senza alcuna regola.

Oggi chiunque tramite il suo account social può esprimere sentenze su qualsiasi argomento in qualsiasi istante e con la medesima autorità, questo è il problema.

Uno vale uno grazie ai social come se ciò costituisse valore…

Bit digitali insensati ci torturano ogni giorno su miliardi di feed annientando la capacità critica delle menti più evolute, dove tutti, idioti e non, devono per forza contare alla stessa stregua perché è questa la legge che governa i socials.

Un mondo dove la meritocrazia si è persa anzi non è mai esistita. Dove se vuoi avere milioni di followers su Instagram devi atteggiarti come le Ferragni o le Dilette Leotte di turno e non ci sono alterntive.

Non è solo un problema di sovrapposizioni fuori luogo ma di deriva sociale digitale in cui ci stiamo letteralmente perdendo tutti.

La vera questione, the dark side of social media, è la mancanza di contenuti autentici all’interno dei processi comunicativi in tutti i settori. Nessuno escluso. Di comportamenti intelligenti che non si riducano a seguire la mediocrità collettiva.

Contenuti che valgono zero, sotto zero, opere d’arte che di fatto di arte han poco o nulla, canzonette da radio locali, show da avanspettacolo, film idioti, partiti politici senza direzione, tutti figli confezionati di una società sterile.

Senza andar troppo a ritroso nel tempo, chi ha vissuto come me gli anni 70 – 80, seppur da adolescente – ragazzo, la differenza culturale con the dark side of social media è abissale.

Epoca, quella, dei Queen, Pink Floyd, Rolling Stones, Depeche Mode, Guns, di Vasco. Ascoltavi la loro musica su impianti hifi dal sound incredibile oggi vintage non su iTunes. Di Steeve Jobs e Bill Gates, delle serie tv da Mork e Mindy a Supercar, da Arnold per passare a Magnum PI, Hazzard, Happy Days, Miami Vice etc, etc. Al cinema ci trovavi Star Wars, Indiana Jones, I Goonies, Bud Spencer e Terence Hill, Carlo Verdone, quello vero intendo, icone come Fantozzi, Troisi, Benigni.

Negli anni 80, bastava vedersi un qualsiasi cine panettone che si piangeva dal ridere, dal primo all’ultimo minuto, non come le scene pietose di oggi.

Che anni, gli anni 80.

Essere millenials? Età a parte, ritengo sia una gran sfortuna: davanti a cotanto ben di Dio di misconosciuto, i massimi fruitori dei media digitali di oggi, mi possono fare solo una gran tenerezza.

Hai bisogno di una consulenza per la tua azienda?

Contattaci per fissare un appuntamento

Cognome e Nome*

Telefono*

Email*

Website

Descrivi nello spazio a seguire di cosa hai bisogno in particolare... (opzionale)


Cliccando sul pulsante "invia richiesta" acconsento al trattamento dei miei dati personali al fine di ricevere una risposta al mio messaggio, come indicato nella Privacy Policy.

* campi richiesti


Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Chiama ora